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interamente a distanza
LA TEMATICA DI APRILE/MAGGIO:
🌟 DOVE GIOIA E ABBONDANZA NON SONO CONSIDERATE SICURE dentro di noi.💫
Un tema che è diventato sempre più evidente anche in chi sta seguendo sul Canale Telegram il programma gratuito "Dalla Dissonanza alla Gioia".
Spesso pensiamo di desiderare più gioia, più leggerezza, più abbondanza nella nostra vita… eppure dentro di noi esistono parti che non si sentono davvero al sicuro nel ricevere.
Possono essere lealtà familiari invisibili, identità tramandate nel tempo, modi di vivere e percepire la realtà che appartengono alla nostra storia ma che continuiamo a portare avanti senza accorgercene.
Oppure possono essere nostri punti di vista, giudizi e convinzioni, che ci fanno restare legati a una sensazione di fatica, mancanza o instabilità, ma sopratutto ci fanno stare nel respingere e rifiutare quello che ci sembra di richiedere ma che poi respingiamo perché lo consideriamo poco sicuro.
In questa seduta lavoreremo proprio su questi livelli, per portare consapevolezza e iniziare a sciogliere ciò che ancora oggi limita la possibilità di sentirsi davvero al sicuro nella gioia e nell’abbondanza.
La seduta viene proposta, come sempre, a prezzo simbolico, affinché chi sente il richiamo possa partecipare senza barriere, e sarà affiancata da un workshop di approfondimento con un piccolo investimento, pensato per accompagnarti ancora più in profondità.
🔎 Se vuoi saperne di più su come si svolge una Seduta di Sacred Alchemy, puoi leggere la pagina dedicata qui:
https://creailtuomondo.podia.com/sacredalchemy
(scorrendo trovi anche la descrizione della seduta collettiva)
✨ Se invece sei curioso di scoprire cosa abbiamo lavorato durante l’ultima seduta collettiva, per farti un’idea concreta la TROVI QUI
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Ho pensato di riunire qui la spiegazione dei vari segmenti di seduta lavorati così da poteri ritrovare e rileggere tutti insieme, naturalmente sarà una pagina in costruzione man mano che questa seduta di gruppo prosegue
Il giorno 17, con il Novilunio in Ariete, si è sentita in modo molto chiaro un’urgenza nell’iniziare a lavorare su questa seduta. Il Campo del gruppo era pronto, disponibile ad aprire subito il lavoro, anche se allo stesso tempo si percepiva un forte senso di irritazione generale e sensazione di mancanza di tempo che continua a pervadere le sensazioni di molti di noi.
Un’irritazione che si può collegare anche alla situazione energetica del momento ancora più amplificata da questo Novilunio particolare., questo momento che ancora stiamo vivendo, che spinge a riconoscere con più chiarezza ciò che non è più in sintonia con noi, portandoci a “potare” tutto ciò che è diventato un ramo secco.
È un processo che porta movimento e trasformazione, ma che può risultare anche brusco e scomodo, soprattutto per chi ha rimandato a lungo il riconoscere ciò che, dentro di sé, non stava più bene.
Ecco iniziata la nuova seduta di Sacred Collettiva, dopo i primi impulsi di venerdì scorso.
Come avviene in ogni seduta, comprese quelle individuali, si parte sempre dai primi impulsi per osservare cosa iniziamo a “rispondere”: cosa il nostro sistema di protezione porta in superficie, così che possa poi essere lavorato e trasformato.
Questi primi movimenti servono a creare un cambio di risonanza e a iniziare a smuovere ciò che ci mantiene fermi negli stessi schemi e nelle stesse difficoltà.
Questa volta l’argomento di partenza è: dove non percepiamo gioia, abbondanza e denaro come sicuri dentro di noi.
Quello che si sente maggiormente, in questa prima fase della seduta, è una grande fatica e una profonda stanchezza.
Come se questi fossero i significati immediati che si attivano dentro di noi quando entriamo in contatto o anche solo pensiamo alla gita, all'abbondanza e per la maggior parte delle persone anche del denaro.
Si sente chiaramente che non si tratta solo di convinzioni ereditate o di memorie genetiche, ma di qualcosa che, per molti, rappresenta la propria realtà attuale.
Le prime dinamiche che emergono riguardano proprio il modo in cui viviamo questi aspetti: come qualcosa di estremamente faticoso, che attiva una lotta continua tra il desiderio di avere di più e, allo stesso tempo, la tendenza a respingerlo.
Tra i primi elementi che si mostrano c’è anche una difficoltà nel riconoscere il positivo quando inizia ad arrivare.
Che si tratti di possibilità, occasioni o situazioni già concrete, è come se facessimo fatica a vederle come qualcosa di buono per noi.
Questo porta alla necessità di iniziare a comprendere cosa siano davvero gioia, abbondanza e denaro.
Perché, per il nostro sistema di convinzioni, questi concetti hanno spesso un significato completamente diverso da quello reale.
Molto di ciò che percepiamo è stato filtrato da ciò che ci è stato insegnato: dalla famiglia, dall’ambiente, da ciò che abbiamo osservato e, a un livello più profondo, da ciò che è stato trasmesso nel tempo.
Se queste esperienze sono state vissute in modo difficile, il nostro sistema ha costruito una difesa proprio contro questi aspetti.
Diventano così qualcosa di percepito come poco sicuro, non per ciò che sono, ma per il significato che è stato loro attribuito.
Si sente anche molto forte il bisogno di iniziare a prenderci maggiore cura della nostra energia e della nostra frequenza, soprattutto nel modo in cui tendiamo a creare blocchi così grandi da farci sentire senza alternative.
È come se, in qualche modo, ci motivassimo attraverso la difficoltà, attraverso la lotta contro le resistenze interne.
Un altro aspetto molto presente è questa sensazione di non aver mai fatto abbastanza o di non aver ancora iniziato davvero.
Come se fossimo sempre da capo, in una sorta di “lunedì eterno”, con tutto da fare ma senza sentirci mai realmente partiti.
Questo è collegato alla difficoltà di riconoscere ciò che già esiste, ciò che funziona, ciò che è già positivo nella nostra vita.
E quando non riusciamo a riconoscerlo, ci allontaniamo automaticamente dalla gratitudine, che è uno degli stati che più ci apre alla ricezione.
Partiamo quindi da un mix di:
fatica e stanchezza
lotta interiore
mancato riconoscimento del positivo
distorsioni di significato, soprattutto emotive
che ci impediscono di percepire gioia, abbondanza e denaro come qualcosa di sicuro.
Colpisce molto che una delle prime cose che emerge sia proprio il denaro.
Non viene percepito come una possibilità, ma come qualcosa di pesante, complicato, quasi da combattere. Qualcosa che porta problemi e di cui è necessario diffidare.
A un certo punto è emersa anche un’immagine simbolica molto chiara.
È come un insetto: simile a un’ape, ma più grande, più rumoroso, quasi come un bombo.
Un insetto che, per sua natura, sarebbe laborioso e collegato a qualcosa di positivo, ma che in questa rappresentazione appare diverso: con riflessi metallici, percepito come qualcosa di potenzialmente minaccioso, a cui prestare attenzione, che potrebbe avvicinarsi troppo.
Questa immagine rappresenta proprio la percezione della gioia; e, per alcuni, anche dell’abbondanza e del denaro, all’interno del proprio sistema di convinzioni.
Si è sentito chiaramente quanto, a un livello profondo, la triade emersa ieri -gioia, abbondanza e denaro - possa attivare una forte reazione di paura in molti sistemi di convinzioni.
Intorno alle 5 del mattino è arrivata proprio un’ondata legata alla possibilità concreta che possa entrare più denaro nella propria vita, vissuta quasi come qualcosa di pericoloso, minaccioso, nefasto oserei dire.
L’energia era quella dell’angoscia e dell’ansia, come se il ricevere, invece di essere percepito come qualcosa di naturale, venisse tradotto in un rischio da evitare.
Questo ha riportato subito a tre domande molto semplici ma estremamente efficaci, che aiutano a iniziare a vedere cosa stiamo realmente portando avanti come nostra realtà quando non lo sono. Non ricercate tanto le risposte “di superficie”, ma ciò che stiamo cercando di non vedere, o che ci stiamo raccontando come fosse realtà, quando in realtà sono programmazioni, conclusioni, giudizi e, a volte, vere e proprie auto-limitazioni che utilizziamo per tenere lontano il ricevere, a volte anche maledizioni che ci auto infliggiamo.
Le tre domande sono:
Cosa stai difendendo?
Cosa stai evitando?
Cosa stai cercando di provare reale e giusto?
O se preferite: Dove stai cercando di dimostrare di aver ragione al punto tale da respingere quello che ti farebbe stare bene e sentire felice?
Se ci si permette di restare con queste domande senza cercare subito una risposta razionale, spesso emergono le vere motivazioni, non le giustificazioni abituali. Ed è proprio da lì che inizia a sciogliersi il meccanismo.
Si aggiunge un’ulteriore parte lavorata, e ancora una volta il tema che emerge con più forza è il denaro, anche se per alcuni la cosa più pericolosa sembra essere la gioia.
Non solo vengono percepiti come qualcosa che fa paura o come potenzialmente nefasti, ma si attiva anche un meccanismo ancora più sottile: nel momento in cui arriva di più, il primo impulso sembra essere quello di liberarsene il prima possibile.
Per il denaro è come se “scottasse”, come se fosse scomodo o addirittura pericoloso tenerlo.
Da qui si attivano automaticamente una serie di risposte: spese non necessarie, situazioni che richiedono uscite improvvise, guasti, imprevisti o difficoltà che portano a doverlo utilizzare rapidamente.Tutto questo non avviene in modo consapevole, ma come risposta del subconscio che cerca di riportarci a uno stato percepito come più sicuro.
Quando invece si percepisce maggiore gioia o qualcosa che sembra farci sentire felicità, il meccanismo è ancora più sottile e ci riporta a pensieri e memorie del passato per riattivare vecchi schemi di ostacolo.
Se il ricevere non è considerato sicuro, allora ogni entrata viene trattata come qualcosa da ridurre o eliminare velocemente, così da tornare a un livello “gestibile”,
conosciuto. In questo modo modo si crea un ciclo continuo: arriva qualcosa, ma non viene trattenuto né riconosciuto come stabile, perché a un livello profondo è ancora associato a pericolo e instabilità.
Si sente una prima svolta nelle risonanze e nel Campo del gruppo rispetto alla seduta in lavorazione.
In questa fase emerge con più chiarezza il tema della gioia, che per molti sistemi di convinzione appare ancora come qualcosa di sconosciuto.
Diversamente dal denaro, che viene comunque percepito come qualcosa di reale e tangibile, anche se vissuto come problematico o da evitare, la gioia, per molti, non viene nemmeno presa in considerazione.
È come se fosse un concetto astratto, qualcosa che si può immaginare ma che non viene percepito come realmente esistente. Come parlassimo di unicorni: li potete immaginare, vedere ma non esistono.
Per vari sistemi è così che viene vista la gioia.
Questo porta a non soffermarsi nemmeno sul tema, anche perché si sente molto attiva l’influenza dei sistemi familiari, che in questo momento sembrano avere un peso maggiore.
Ed è proprio da lì che arriva questa informazione: la gioia non esiste davvero, quindi non è nemmeno qualcosa da considerare.
Per alcuni sistemi, invece, la gioia esiste, ma viene percepita come instabile e potenzialmente pericolosa.
Come qualcosa che può arrivare improvvisamente, farci stare molto bene, ma solo per brevi momenti. E proprio per questo, viene quasi evitata o ridimensionata.
È come se ci fosse stato insegnato che non può durare, e che è meglio non fidarsi troppo, per evitare delusioni.
Da qui nasce una dinamica particolare: invece di aspettare che la gioia svanisca, tendiamo a spegnerla noi stessi o a spostare l’attenzione altrove, così da non “illuderci”.
Come fosse un fuoco che si accende, porta luce e calore ma noi cerchiamo di spegnerlo subito:
In questo modo, finiamo per provocarci da soli quelle stesse delusioni che stiamo cercando di evitare.
L’immagine che emerge è quella di un fuoco: qualcosa che si accende all’improvviso, ma che deve essere spento rapidamente, per non rischiare di credere che quella luce e quel calore possano davvero rimanere.
Diventa difficile, quindi, immaginare che la gioia possa essere alimentata nel tempo, anche attraverso piccole esperienze quotidiane.
Come se non fosse possibile nutrire quella che possiamo definire la sua “espressione più accessibile”, la felicità, fatta di momenti semplici ma costanti.
Quello che accade in questa fase è che i sistemi che riconoscono la gioia, anche se la percepiscono come instabile, iniziano comunque a introdurre nel Campo informazioni nuove per chi invece non la considera nemmeno esistente.
E, parallelamente, viene fatto ho introdotto un lavoro per inserire nuove risonanze e nuovi riferimenti più allineati: un diverso modo di percepire la gioia, non come qualcosa di pericoloso o illusorio, ma come uno stato possibile, accessibile e sostenibile nel tempo. Ho inserito anche tutti i relativi templates di riferimento che servivano rispetto a questo.
Un primo passo per iniziare a riconoscere che non solo esiste, ma che può essere vissuta senza doverla automaticamente associare alla delusione, ma sopratutto che è possibile accendere e alimentare intanto piccole “fiammelle” che non creano nessun pericolo ma al tempo stesso possono essere alimentate, anche quotidianamente in tutta sicurezza.
Una cosa molto particolare di questa seduta specifica è che sembra molto difficile da lavorare.
Cerco di spiegarmi: è come se fosse un impasto talmente compatto che, per continuare il lavoro, sia necessario applicare sempre più forza.
È anche vero che l’abbiamo iniziata in quelle che sono state definite come le due settimane energeticamente, ed emotivamente direi, più difficili e impegnative di tutto il 2026.
Ora, da un punto di vista energetico, sembra finalmente iniziare a vedersi una luce in fondo al tunnel.
Quando si fa una seduta di Sacred, non importa se individuale o collettiva come la nostra, uno degli elementi più importanti è il tempo.
Nel senso che bisogna rispettare i tempi e saper leggere il Campo per comprendere se la persona o il gruppo è realmente disponibile ad avere risultati su quell’argomento.
Chi lavora in ThetaHealing con me sa che chiedo sempre un vocale preliminare anche prima di uno scavo, proprio per “leggere” quando si è più disposti e aperti al cambiamento rispetto alla tematica su cui si vuole lavorare.
Una cosa che mi ha colpito molto è che sono riuscita a lavorare sul secondo segmento solo in corrispondenza del passaggio di Urano in Gemelli.
Forse proprio questa “elettricità” ha permesso di dare una scossa a questo impasto e renderlo un po’ più malleabile.
Rimane però il fatto che, fino a quel momento, non era stato possibile proseguire il lavoro.
In questo segmento si sente molto chiaramente quanto “ce la stiamo raccontando”, se vogliamo dirla in modo diretto.
Sotto molti aspetti differenti, perché resta comunque una seduta collettiva, ma noto soprattutto nelle persone che stanno facendo anche una Sacred individuale quanto siamo attaccati alle ragioni a cui attribuiamo il nostro “non riuscire”.
Che si tratti della mancanza di gioia, della pericolosità del denaro o di qualsiasi altro ambito, si percepisce una forte mancanza di fiducia generale, come se vivessimo costantemente con un grande freno a mano tirato.
Magari chiediamo e desideriamo un cambiamento, ma allo stesso tempo abbiamo così tanta paura e così poca fiducia nel miglioramento che, in qualche modo, cerchiamo di non farlo arrivare.
Oppure, ed è ciò che le vostre anime stanno mostrando nel Campo, emerge una grande tendenza a non voler vedere o riconoscere i miglioramenti, i risultati o anche solo una maggiore serenità.
Non solo per mancanza di fiducia, ma soprattutto per la paura che, riconoscendo che qualcosa può davvero cambiare, ma anche che il miglioramento possa improvvisamente bloccarsi.
Ed ecco allora persone che si rifugiano nel passato, riportando a galla vecchi ricordi, ferite o episodi dolorosi per confermare a se stesse che esiste sempre un motivo per stare male.
Anche situazioni lontane nel tempo vengono ripescate per sostenere l’idea che il miglioramento non sia stabile.
È come se, nel momento in cui qualcosa potrebbe davvero durare, si attivasse un meccanismo di fuga: si torna indietro, si riattivano vecchie emozioni, ci si “tormenta” un po’, così da sentirsi di nuovo al sicuro.
Sicuri perché si può smentire il miglioramento e riaffermare ancora una volta che gioia, felicità, denaro e cambiamento non sono davvero sicuri. Alcuni riconosceranno parti di programmazioni che stiamo lavorando individualmente nelle vostre sedute personali, ma come abbiamo già detto si sente come la seduta collettiva aiuti ad amplificare i risultati anche delle 1:1 che sono al momento aperte e in lavorazione.
E si non mi stupisce nemmeno che chi farà Manifestazione 2 adesso ritroverà parte di questo lavoro e anche molto di più, ma riconoscerà come il mio preparare il corso influisce sulla seduta.
Altre dinamiche che mi state presentendo: si entra in un altro tipo di schema: quella del “riaprire la ferita”.
Come se si andasse a togliere una crosta per vedere di nuovo il sangue, e rimanere lì, dentro quel dolore che in qualche modo è familiare.
Ammetto che queste programmazioni, presentate come forme di sicurezza, possono risultare anche inquietanti, perché sembrano veri e propri modi per impedirci di ricevere risultati concreti dalla seduta.
Ma il lavoro va avanti comunque, anche se a tratti si sente come una nuotata controcorrente.
E questa sensazione è qualcosa che molti di voi probabilmente stanno percependo anche nella propria vita in questo periodo.
Per altri sistemi di convinzione, invece, emerge un’altra dinamica: quella dello sforzo.
Un obbligarsi, o comunque uno spingersi con fatica a fare le cose in modo diverso, arrivando al limite e rimandando il più possibile… per poi agire. Così almeno ci sentiamo al sicuro perché riportiamo a noi gli schemi di sacrificio e sforzo sicuramente molto vissuti nelle nostre famiglie, ecco così che ritorna qualcosa che è conosciuto e ci fa apparire più sicuro quello che ci permettiamo di far arrivare.
E lì arrivano quei momenti di soddisfazione, di appagamento, legati anche a un rilascio di dopamina: la sensazione di aver fatto qualcosa e di poterne raccogliere il risultato, così da poterlo accogliere come stabile e sicuro.
È come se, al momento, per permetterci di vivere anche solo qualche momento di gioia, fosse necessario prima “passare dalla fatica”, quasi distruggerci un po’.
Da qui anche la grande stanchezza che molti possono sentire, anche a livello fisico.
Solo dopo questo sforzo arrivano le prime “briciole” di gioia, sotto forma di ricompensa.
Questo sembra essere, al momento, uno dei modi attraverso cui riusciamo a percepire come più sicuri gioia, abbondanza e denaro: piccole dosi, solo dopo un grande sforzo.
Un meccanismo che richiama molto il tema del sacrificio, così presente anche nelle storie familiari.
È come se stessimo facendo delle prove.
Delle piccole sperimentazioni, quasi degli “assaggi”, per verificare che, permettendoci di ricevere qualcosa, non succede nulla di pericoloso.
Anche se non scappiamo, anche se non torniamo nel passato o non riattiviamo vecchie ferite.
E proprio queste prove stanno spingendo molti verso una trasformazione: cambiare direzione, chiudere o trasformare situazioni, lasciare andare ciò che non è più sostenibile.
Perché, anche se ancora molto delicata, sta emergendo una prima forma di fiducia.
Una fiducia “pallida”, ma sufficiente a farci sentire un po’ più sicuri nel fare scelte diverse.
Stiamo arrivando al cuore della seduta.
Per molti questo rappresenta un vero cambio di rotta, a volte dopo aver chiuso situazioni che non stavano più in piedi, ma anche parti di sé che si stanno riconoscendo come ormai esaurite.
E proprio da qui, questa fiducia ancora fragile inizia a prendere forza, permettendoci di accedere a una delle virtù fondamentali: il coraggio.
Quel coraggio che serve per far emergere quella parte di noi che scalpita per nascere, ma che continuiamo ancora a tenere nascosta e in silenzio.
Ps. Per chi si sta domandano del workshop “Uscire dal copione della mancanza” vi ricordo che lo ‘scriverò’ e leggerò nel campo una volta conclusa questa seduta
Ecco arrivare oggi la vera chiave di tutta la seduta.
Con questo intendo il poter entrare e lavorare effettivamente sul cuore della situazione: le ragioni più profonde che non ci fanno accettare, o che comunque cercano di mantenere a una certa distanza da ciò che crediamo di desiderare, che sia gioia, felicità, leggerezza oppure maggiori entrate, abbondanza, denaro.
Oggi ho aperto il canale Telegram privato per le comunicazioni della classe Manifestazione 2.
Di solito creo il canale diversi giorni prima della data effettiva della classe, semplicemente perché mi piace poter preparare il campo e l’energia del gruppo, così che si arrivi al lavoro con già tanta trasformazione in atto. Solo questa volta ho continuato a rimandare.
Appena l’ho aperto, ho iniziato a sentire una forte ondata d’ansia, quasi da mozzare il fiato.
In un primo momento ho pensato, erroneamente che, senza aver ancora chiesto il permesso, stessi iniziando a percepire l’energia delle persone che hanno scelto di partecipare.
In realtà non era così.
Era il campo della nostra seduta collettiva che stava spingendo con forza per essere visto e lavorato.
Come dicevo anche stamattina in un piccolo reel che ho fatto, a volte possiamo sentire una grande ansia proprio nel momento in cui iniziamo a vedere i risultati e la manifestazione di qualcosa su cui abbiamo lavorato.
Ed è lì che si attiva un meccanismo di difesa: il tentativo di tornare in una dinamica conosciuta, invece di restare nel miglioramento, che spesso è proprio ciò che ci spaventa e ci toglie il respiro e la il suo contrario.
È esattamente questo ciò che è stato presentato anche qui.
Diverse persone che stanno partecipando alla seduta collettiva mi stanno raccontando di come inizino a percepire i cambiamenti, ma soprattutto di come si rendano conto di stare cercando di frenare i risultati, quasi per paura.
Ancora una volta, come dicevo nel reel: lo facciamo perché creiamo una sorta di “scomodità” che ci permette di sostenere meglio lo sconosciuto, il miglioramento.
Creiamo qualcosa di scomodo ma conosciuto (ansia, mancanza di respiro, voglia di fuggire o evitare) così da rimanere in un territorio che il nostro sistema riconosce.
Mi capita spesso di iniziare sedute individuali durante periodi in cui sono immersa nell’energia di una classe, come mi è successo recentemente in Svizzera con Vianna, ma anche per “agganciare” le sedute all’energia della classe che sto per insegnare.
E ho pensato che, forse, inconsciamente stavo facendo la stessa cosa anche con questa seduta collettiva: rimandarne la chiusura per “inglobare” anche quell’energia e usarla nel lavoro.
Penso infatti che chiuderò formalmente la seduta solo lunedì prossimo, così da lasciare il campo aperto e permettere anche a quell’energia di essere ricevuta.
Quello che però oggi viene presentato è qualcosa di molto chiaro e, allo stesso tempo, molto profondo.
Ha a che fare con due dinamiche: Allowance e Avoidance.
L’Allowance è il “permettere che sia”.
È uno stato di presenza senza giudizio, senza resistenza e senza conclusioni basate su esperienze o memorie passate.
È uno stato in cui non stiamo scegliendo in modo forzato, ma non stiamo nemmeno opponendo resistenza o trattenendo qualcosa: SEMPLICEMENTE SIAMO.
Ed è proprio questo stato che apre a possibilità differenti, tra cui anche la possibilità di percepire gioia e abbondanza come più sicure per noi, per la nostra vita e per i nostri sistemi di convinzione, anche a livello genetico.
Ci permettiamo di essere.
E questa presenza ci consente di accogliere, o forse meglio, di comprendere (prendere in noi) e rendere nostro ciò che sta arrivando.
Sembra essere la naturale conseguenza di ciò che abbiamo lavorato nel secondo segmento: ESSERE PER RICEVERE, invece di credere di dover fare o agire qualcosa di specifico per ottenere.
Mi colpisce molto come questo tema sia perfettamente allineato anche con ciò che verrà trattato nella classe che inizierà questo sabato.
È come se emergesse con forza proprio per essere visto e integrato più consapevolmente.
Il contrario dell’Allowance è l’Avoidance: l’evitare, lo sfuggire, il tenere a distanza.
E qui arriva il punto centrale del lavoro di questo segmento.
È come se esistesse, dentro di noi, una sorta di “tasto”, uno switch. Non saprei spiegarlo meglio, ma è proprio così che viene mostrato simbolicamente.
Uno switch che ci permette, ancora una volta, di scegliere:
se essere e permettere a ciò che chiediamo, gioia, abbondanza, denaro, di diventare qualcosa di più conosciuto e sicuro dentro di noi,
oppure continuare a respingerlo, contrattarlo, posticiparlo e mantenerlo a distanza, così da restare nel nostro “schifo conosciuto”.
E sì, uso volutamente questi termini.
Il punto centrale di questa seduta sembra proprio questo: iniziare a prendere consapevolezza che sarebbe molto più semplice di quanto crediamo poter scegliere diversamente… e che spesso non lo facciamo solo per paura.
Letto così può sembrare una banalità, la classica “scoperta dell’acqua calda”.
Ma a livello di lavoro sulle risonanze, su ciò che ci mantiene nel nasconderci e nel non ricevere, questo piccolo switch è qualcosa di molto concreto.
Possiamo usarlo più volte al giorno, nel momento stesso in cui viviamo le situazioni, per accorgerci di quanto stiamo respingendo… e iniziare a cambiare, pezzo per pezzo.
La sensazione, all’interno della seduta, è quella di lavorare con grandi inserimenti, veri e propri templates, per ANCORARE queste nuove informazioni dentro di noi.
Così che diventi sempre più naturale comprendere che possiamo essere al sicuro anche quando scegliamo di stare nel PERMETTERCI DI ESSERE per ricevere.
La cosa particolare che non mi era mai successa durante una seduta, collettiva o individuale è che pare di dover fare una seduta "nascosta", quasi avessi chiesto il permesso di lavorarci per non ledere ovviamente il libero arbitrio, ma poi dovessi lavorare quasi senza farmi accorgere così da abbassare le difese ma sopratutto le resistenze su un argomenti che al momento si è dimostrato il più spinoso da lavorare!
Avevo lasciato la seduta aperta semplicemente perché volevo che arrivasse un po’ della frequenza della classe Manifestazione 2, ma ero più che sicura che la lavorazione dei segmenti fosse finita con l’ultimo lavorato, quello che al momento è pubblicato solo qui sulla pagina del gruppo ma che non vi ho ancora inviato via e-mail.
E invece, a sorpresa, questa mattina avete iniziato a presentarmi tutta una serie di programmazioni e memorie chiaramente molto legate a ciò che abbiamo vissuto in classe, alle dinamiche che si sono attivate - anche nel post classe - ma soprattutto molto inerenti ai temi trattati nel week end.
Ed è così che ho compreso che mi stavate confermando qualcosa di ancora più profondo.
Non si tratta soltanto di non accettare l’energia della gioia o dell’abbondanza nella propria vita, o di averne paura.
Siamo andati uno step oltre.
Non per tutti, naturalmente, ma si sente molto chiaramente in molti sistemi di convinzione.
Si tratta di arrivare addirittura a negare e reprimere le emozioni di felicità, divertimento e gioia (ma anche di abbondanza) perché quando siamo felici vediamo negli altri una risposta molto forte e non piacevole.
È come se il nostro essere felici scatenasse in loro gelosie, senso di inadeguatezza, rabbia o comunque il desiderio di colpirci.
E così finiamo per negarci la felicità, la gioia o quelle emozioni che sentiamo nutrire la nostra anima e alzare la nostra frequenza, pur di uniformarci a chi, in qualche modo, vuole “spegnerci”.
Quando ci permettiamo di fare un corso, quando lavoriamo su noi stessi, quando alziamo la nostra frequenza e ci permettiamo di essere felici, è come se permettessimo agli altri di vedere il nostro super potere.
E in effetti, quando siamo felici, siamo capaci di creare molta più felicità e manifestare nella nostra vita molto di più di quanto normalmente facciamo.
Non mi dilungherò troppo sul perché questo succede, ma per riassumere posso dire che più seguiamo la nostra essenza e ciò che realmente ci nutre, più torniamo a esprimere la nostra frequenza autentica.
Più ci permettiamo di fare qualcosa che nutre la nostra anima, più diventiamo felici e sentiamo la gioia.
Ma non è solo questo.
Sentiamo anche la nostra forza.
La nostra potenza, o il nostro potere, indipendentemente da come preferite chiamarlo.
È il riconoscimento di noi stessi, delle nostre capacità, dell’espressione autentica di chi siamo e dei nostri doni dell’Anima.
Ed è qui che nasce spesso uno scontro.
Perché tutto questo viene percepito anche dagli altri, soprattutto da chi non si reputa capace di fare altrettanto.
Persone che magari vivono nell’egotismo e si mostrano superiori, ma che in realtà portano dentro un forte senso di svalutazione.
Viene spesso insegnato che essere felici “troppo” sia da stupidi.
Che seguire ciò che è importante per noi, senza passare attraverso emozioni conosciute come sacrificio, rabbia o difficoltà, non sia qualcosa di giusto o valido.
E così, quando ci permettiamo di essere felici o di seguire la spinta della nostra anima, spesso attiriamo attacchi esterni.
A volte questi attacchi arrivano anche dall’albero genealogico, dalle famose lealtà familiari che lavoreremo nel workshop collegato a questa seduta, che presto inizierò a mettere insieme e registrare.
Nel quotidiano, invece, possiamo attirare persone che cercano di abbassare la nostra vibrazione e frequenza, perché la gioia, come anche l’abbondanza, danno fastidio.
È come se una parte di loro si irritasse perché non comprende le ragioni per cui possiamo stare bene quando loro non se lo permettono.
E allora, in qualche modo, ci “incolpano” per il fatto di mostrarci felici o di vivere qualcosa che loro non sanno come concedersi.
Ma il punto è sempre lo stesso: darsi il permesso.
E molte persone non sanno come uscire dalla repressione in cui vivono.
Così iniziano a minare ciò che siamo, ad attaccarci o a farci sentire sbagliati.
E noi ci rifugiamo subito nel dubbio, nella svalutazione.
Spesso, invece di arrabbiarci e riconoscere che ci stiamo lasciando influenzare e “tirare giù”, come frequenza e vibrazione, torniamo a sentirci come chi vive nella frustrazione, nell’incapacità, nel non sapere esprimere le proprie capacità o i propri sentimenti.
E ci dimentichiamo che stiamo permettendo agli altri di demolirci.
Ci dimentichiamo che siamo perfettamente in grado di alzare la nostra frequenza per sentirci felici e iniziare a costruire ciò che desideriamo davvero per noi.
Seguiamo la nostra anima… e poi improvvisamente ci scordiamo di tutto questo.
Cadiamo nella trappola di credere di essere sbagliati, di credere alle “favole” secondo cui felicità, gioia e capacità personali non esistano davvero.
E così ci rifugiamo nella tristezza, nel grigiore, per spegnerci e conformarci a tutti quegli altri che fingono grandezza e superiorità, ma che dentro di sé covano un senso di inferiorità ancora più grande di quello che cercano di suscitare negli altri.
Non si tratta di incolpare qualcuno della nostra tristezza o del nostro stato d’animo.
Si tratta piuttosto di renderci conto che sono le nostre ferite a farci dimenticare chi siamo, a farci cadere nelle trappole degli altri e, soprattutto, a permettere che agiscano sul nostro valore personale fino al punto di ricreare il dubbio, o alimentarlo alla stragrande se ci abbiamo lavorato poco.
Così permettiamo loro ci ottenere un doppio vantaggio: fermarci e, allo stesso tempo, cercare di appropriarsi di parte della nostra energia.
Investimento 26€
IN REPLAY (verrà registrato alla fine della seduta collettiva e potrai ricevere il lavoro quando sarai più comoda)
🌿 Workshop di completamento – “Uscire dal Copione della Mancanza”
🌟 Riconoscere e sciogliere i copioni invisibili di mancanza
per iniziare a scegliere abbondanza, gioia e possibilità oltre le lealtà familiari.
🍃 Uscire dalle storie ereditate che limitano il ricevere
e aprirsi a una nuova relazione con abbondanza e gioia.
🌿 Vedere, lasciare andare e riscrivere il proprio modo di vivere l’abbondanza ma anche la gioia che spesso non ci permettiamo di vivere.
Spesso non è l’abbondanza a mancare, ma la nostra capacità di sentirci al sicuro nel viverla.
Dentro di noi possono essere attivi copioni invisibili, fatti di lealtà familiari, abitudini emotive e convinzioni profonde che ci portano a restare nella mancanza, nella fatica o nel controllo.
In questo workshop andremo a riconoscere questi schemi, comprenderne il senso e iniziare a sciogliere ciò che non è più necessario, per aprirci a un modo diverso di vivere abbondanza, ricevere e leggerezza.
Questo workshop nasce come naturale completamento della Seduta Collettiva, ma è assolutamente possibile partecipare e ricevere tutto il lavoro energetico anche senza aver partecipato quando preferisci, per entrare in profondità su tutto ciò che è emerso sul Campo:
le convinzioni profonde che hanno creato limiti invisibili;
le dinamiche che ci portano a escludere certe possibilità;
i temi reali del gruppo, così da rendere il lavoro personale e collettivo allo stesso tempo.
💫 Come funziona
Il workshop sarà registrato subito dopo la seduta collettiva, così da integrare tutto ciò che è emerso e permetterti di ascoltarlo quando ti è più comodo.
È un lavoro energetico, profondo, mirato a liberare ciò che finora hai escluso dalla tua vita, aprendo spazio a possibilità, abbondanza e connessioni che forse hai dimenticato di permetterti.
Mini investimento: 26€ – un piccolo gesto per entrare in contatto con il tuo Campo e trasformare i limiti invisibili in nuovi orizzonti.
Questo workshop nasce come naturale completamento della Seduta Collettiva di aprile/maggio, ma è assolutamente possibile partecipare e ricevere tutto il lavoro energetico anche senza aver partecipato quando preferisci, per entrare in profondità su tutto ciò che è emerso sul Campo:
💫 Come funziona
Il workshop sarà registrato subito dopo la seduta collettiva, così da integrare tutto ciò che è emerso e permetterti di ascoltarlo quando ti è più comodo.
È un lavoro energetico, profondo, mirato a liberare ciò che finora hai escluso dalla tua vita, aprendo spazio a possibilità, abbondanza e connessioni che forse hai dimenticato di permetterti.
Perché so che ognuno ha i suoi tempi interiori. Per questo appena sarà disponibile potrai scegliere quando parteciparvi e ricevere tutto il lavoro energetico
INVESTIMENTO 26€
Se sei interessato e non ti sei ancora iscritto puoi farlo contattandomi via WhatsApp al 335 67 86740