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interamente a distanza
LA TEMATICA DI QUESTO MESE:
🌟 DOVE TI SEI DIMENTICATA/O DI TE e hai imparato che la vita è SOLO SFORZO e FATICA✨.💫
Questa nuova Sacred Collettiva continua il lavoro legato al ricevere, entrando in una delle forme più profonde con cui possiamo impedirci di farlo: aver imparato che la vita richiede sempre fatica, sacrificio e la capacità di farcela da soli.
Forse sei diventata quella che regge, risolve, si adatta e va avanti anche quando è stanca. Quella che rimanda il riposo, ridimensiona ciò che desidera e fatica a lasciarsi aiutare perché, dentro di sé, ha registrato che ricevere sostegno, leggerezza o qualcosa che arriva facilmente non sia del tutto sicuro o meritato.
Continuiamo a vivere ogni giornata come fosse una nuova sfida, anche con noi stesse, nella quale dobbiamo provare ancora una volta di essere capaci di farcela. Perché una parte di noi non ci crede fino in fondo o non riesce ancora a riconoscere di meritare sostegno, riposo e possibilità senza doverli prima conquistare attraverso la fatica.
Lavoreremo sulle memorie, le programmazioni e i traumi dove abbiamo collegato il valore personale alla capacità di sopportare, il ricevere al senso di colpa e l’affidarsi alla paura di perdere il controllo.
La seduta viene proposta, come sempre, a prezzo simbolico, affinché chi sente il richiamo possa partecipare senza barriere, e sarà affiancata da un workshop di approfondimento con un piccolo investimento, pensato per accompagnarti ancora più in profondità.
🔎 Se vuoi saperne di più su come si svolge una Seduta di Sacred Alchemy, puoi leggere la pagina dedicata qui:
https://creailtuomondo.podia.com/sacredalchemy
(scorrendo trovi anche la descrizione della seduta collettiva)
✨ Se invece sei curioso di scoprire cosa abbiamo lavorato durante l’ultima seduta collettiva, per farti un’idea concreta la TROVI QUI
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Ho pensato di riunire qui la spiegazione dei vari segmenti di seduta lavorati così da poteri ritrovare e rileggere tutti insieme, naturalmente sarà una pagina in costruzione man mano che questa seduta di gruppo prosegue
Al momento non ho ancora cominciato a scrivere il report ma il lavoro si sta dipanando quasi giornalmente. È decisamente iniziata verso la serata dal 24 e la mattina del 25 e ai primi impulsi stanno già arrivando prime risposte. Curiosamente stanno arrivano soprattutto etichette e giudizi che abbiano fatto nostri rispetto a quello che abbiamo sempre creduto di non poter essere. Ma ve ne parlerò meglio al primo report. Al momento procediamo e vediamo cosa viene presentato
Ho iniziato a dare i primi impulsi già dalla giornata del 24, proseguendo poi e intensificando il lavoro nei giorni successivi. Sono arrivate quasi immediatamente le prime risposte, anche di una certa importanza, e per chi non sapesse come si svolge una seduta o partecipasse per la prima volta, può ascoltare qui una spiegazione più completa: https://t.me/empoweredheart/691
Intanto c'è una particolarità che non so se sia data dal periodo energetico che stiamo vivendo, con il portale del Lion's Gate già aperto e tutta la situazione planetaria, e non solo, in svolgimento, ma noto che sembra quasi una seduta continuativa.
Non so spiegare bene cosa intendo. Intanto, sempre per chi partecipa per la prima volta, specifico che non si tratta di una semplice lettura o scan energetico, ma quello che trovo e mi viene presentato emerge proprio perché è ciò su cui ho già lavorato e per questo poi ne parlo nel report.
Sembra infatti che, invece di dividersi in segmenti netti e separati, dove si lavora una prima parte, poi si danno nuovi impulsi, si aggiustano e si riallineano le risonanze e solo allora arriva un'altra parte da lavorare, al momento, sia in questa seduta di gruppo sia nelle sedute individuali che sto completando, ci sia quasi un lavoro costante, come tante piccole risonanze che vanno riallineate quasi quotidianamente.
Non so ancora dire se si tratti semplicemente di un cambiamento nella modalità con cui si stanno svolgendo le sedute o se sia dovuto soltanto al particolare periodo che stiamo vivendo, che ci porta non solo verso l'888 del portale di quest'anno, ma anche verso l'eclissi solare del giorno 12.
Le prime risposte ricevute dal Campo hanno riguardato soprattutto tutte le tematiche legate al non riconoscimento di chi siamo o delle capacità che abbiamo realmente.
Per chi ha partecipato alla classe, sono un po' paragonabili alle varie etichette che scopriamo di noi durante Love of Self.
E ho notato la corrispondenza nelle persone che, oltre alla seduta collettiva, stanno anche concludendo delle sedute individuali. La cosa particolare è che tutte mi hanno parlato di aver scoperto di essere vissute fino a questo momento credendo di non essere in grado, o di non essere portate, a fare una determinata cosa. Chi non avrebbe mai pensato che sarebbero arrivate certe proposte perché aveva sempre creduto di sé di non essere adatta... chi non si è mai sentita parte integrante di un gruppo... chi si è sempre giudicata troppo distante da certi ambienti e quindi non pensava nemmeno di poter essere presa in considerazione per determinati incarichi.
Insomma, prendere consapevolezza di come abbiamo vissuto magari tutta la nostra vita credendoci in un certo modo, senza mai metterlo in discussione, per poi scoprire che erano solo etichette e giudizi che avevamo fatto nostri e vissuto come se fossero realtà.
Certo, non in misura così grande come normalmente si scopre quando si lavora profondamente nella classe Love of Self, ma quello che mi state presentando riguarda proprio i giudizi su ciò che credevamo di non essere. Non per incapacità, ma semplicemente perché ci eravamo convinti di essere differenti e ora stiamo scoprendo che era solo qualcosa che ci siamo imposti.
Io ricorderò sempre la prima volta in cui ho iniziato a scoprire alcune etichette che avevo accettato da sempre, come ad esempio quella di essere timida. Ho vissuto e mi sono rapportata agli altri fino a un paio di anni fa credendo davvero di esserlo, per poi rendermi conto di quante cose avevo vissuto che una persona realmente timida non si sarebbe mai permessa di fare e di quanto stessi ancora ostacolando e rallentando anche il mio lavoro a causa di questi giudizi non reali che vivevo come fossero verità.
Mi piace vedere che questa seduta, incentrata sull'esserci dimenticate di noi e soprattutto su dove abbiamo imparato che la vita è solo sforzo e fatica, ci mostri come prima cosa proprio le NON VERITÀ che invece viviamo come se lo fossero. In special modo quelle riguardanti chi siamo, cosa sappiamo fare e come ci impediamo di fare altro soltanto perché continuiamo a comportarci in base a etichette false che non abbiamo mai messo in discussione e che ci portiamo addosso.
Un'altra cosa che mi avete presentato, non a caso vista la tematica che stiamo trattando, è come la maggior parte delle volte crediamo che ci voglia la massima potenza, il massimo sforzo o addirittura il massimo sacrificio per concretizzare qualcosa che desideriamo, senza renderci conto che invece anche la lievità, come la gentilezza, hanno un potere enorme.
Non so voi, ma io cerco sempre la piena potenza in tutto quello che faccio, come se credessi che solo così possa creare meglio e concretizzare ciò che per me è importante.
In realtà non solo la virtù (ma chiamatela tranquillamente frequenza) della gentilezza potenzia qualsiasi cosa, ma per iniziare davvero a padroneggiarla abbiamo bisogno di saperla mettere in azione e praticarla soprattutto verso noi stessi. Perché troppo spesso riusciamo a essere gentili con gli altri e poi diventiamo spietati con noi stessi.
Ecco, di cose simili ne stanno arrivando tutti i giorni.
Mi ha fatto sorridere una persona che mi ha scritto raccontandomi che da tempo si tormentava per un incarico che le sarebbe piaciuto tantissimo ottenere. Per lei era qualcosa di così grande da sembrare anche estremamente complicato e quindi lontanissimo da ciò che fosse realmente possibile per lei.
Stavamo continuando la seduta individuale e ieri mi ha scritto per dirmi che, appena è iniziata anche la collettiva, che non ha voluto perdere, si è resa conto che non aveva nemmeno mai detto di essere interessata a quella posizione.
Così, con un po' di coraggio, ha semplicemente iniziato a dire che era disponibile e non aveva nemmeno fatto in tempo a finire la frase che è stata quasi festeggiata. Le hanno detto che erano entusiasti del suo interesse perché avevano assolutamente bisogno di lei.
Mi viene allora da domandare, e lo domando anche a me stessa: quante cose non ci sono ancora nella nostra vita soltanto perché ci tormentiamo dentro, le sentiamo così grandi, irraggiungibili e complicate da non fare nemmeno il primo passo e dire semplicemente: "Ehi, io ci sono, se interessa."
E magari venire accolti.
Cosa che non succederebbe mai se continuassimo a ripeterci quanto quella cosa sia difficile, enorme e meravigliosa, restando però fermi senza mai dichiarare la nostra disponibilità.
E non parlo solo di lavoro, ma di qualsiasi cosa stiamo complicando e rendendo "difficile", quando invece dipende soltanto da come scegliamo di vedere quella situazione e dalla prospettiva - o dal giudizio - che stiamo usando, complicandola infinitamente.
Quando, invece, non serve la massima potenza, il massimo sforzo o chissà quale sacrificio.
Forse quella cosa è già lì per noi, come un frutto maturo che però non raccogliamo mai, perché non allunghiamo nemmeno un braccio, aspettandoci invece di dover fare tripli salti mortali o chissà cos'altro.
Si sente comunque molto movimento, sia energetico sia emozionale. È come se continuassimo ad accumulare energia.
Di per sé potrebbe anche essere qualcosa di positivo, ma ciò che la trasforma in un limite è che è come se credessimo di doverne accumulare sempre di più, agendo da uno stato di mancanza o di non fiducia.
Si crea così una sorta di effetto pentola a pressione, in cui a un certo punto non riusciamo più a sostenere ciò che stiamo portando avanti.
E soprattutto... vogliamo parlare della fatica necessaria per accumulare e mantenere tutta quella energia, quasi fosse una scorta?
Paradossalmente potrebbe anche essere proprio questo a sfinirci fisicamente.
Perché mantenere tutta quella energia non è soltanto indice di mancanza di fede, di fiducia e di paura della scarsità, altrimenti sapremmo che è sempre disponibile ed è lì per noi, senza doverci sfinire per accumularla e soprattutto mantenerla, ma è come se la percepissimo come una sicurezza.
Mi viene in mente un conto in banca.
E lo dico anche perché, proprio per il portale 888, vorrei proporre una serie di incontri su prosperità e denaro e un lavoro sugli Upper Limits, i limiti superiori che ci impediamo di superare.
Penso a un conto in banca che ci fa sentire al sicuro se possiamo vedere una certa cifra, anche se rimane lì, bloccata. Una cifra che a volte cresce un pochino, ma che altre volte diminuisce, creando in noi forti sbalzi emotivi perché la consideriamo il nostro indice di sicurezza.
Se rimane stabile ci sentiamo al sicuro, anche se in realtà è stagnante e non può crescere, proprio come quando investiamo su noi stessi o su qualsiasi altra cosa.
Se cresce grazie a noi ci sentiamo in apertura, ma andiamo immediatamente in down se cala anche di poco.
È tutto molto umano.
Ma spesso ci impediamo di vedere una prospettiva infinitamente più luminosa della nostra, che a volte è decisamente tendente al nero e al nefasto.
Più impariamo ad affidarci, a metterci in apertura e a riportare al presente ciò che ci fa stare bene, più anche tutto il resto arriva con molta più facilità.
Ma, appunto, per il momento stiamo proprio combattendo quella facilità che ci fa tanto orrore.
Le energie stanno cambiando radicalmente e molto velocemente. Mi sembra sia passato un mese dal 29 luglio.
Tutto si muove in modo estremamente rapido e, soprattutto da quella data, c'è stato molto lavoro di "pulizia", in special modo per cominciare a distinguere tutte le volte che iniziamo a scegliere e riconoscere come naturale e "logica" la fatica o la durezza della vita, come se non esistessero altre possibilità.
Ancora una volta vengono presentate tantissime programmazioni legate alla paura di sostenere tutto il miglioramento, la gioia o il cambiamento che stiamo chiedendo, come se fossero sempre "troppo" per noi, e soprattutto fosse quella la chiave per cui continuiamo a considerare la vita difficile e dura, così da "prevedere" ed evitare i timori che arrivano dalla facilità a dalla leggerezza. Per alcune persone questo si manifesta anche attraverso il corpo, oppure attraverso il bisogno di trovare affannosamente qualcosa che renda più "accettabili" la facilità, la leggerezza, il diritto di stare bene e perfino il diritto di essere felici.
Ecco allora il ricreare, nella propria vita o nel proprio corpo, dei rallentamenti, che possono presentarsi sotto forma di paure immotivate che compaiono all'improvviso, oppure raccontandoci che una certa cosa non fa veramente per noi, anche se rappresenta proprio quella nuova possibilità o quel nuovo lavoro che stavamo chiedendo.
Così ci sentiamo rassicurati se ci raccontiamo che quella cosa non va bene e che non è qualcosa che sappiamo "reggere". E, in parte, è proprio così: spesso non scegliamo il nuovo che stiamo chiedendo, anche quando arriva, perché alla fine è molto più rassicurante restare nel desiderare, nell'immaginare cosa potremmo fare o cosa potrebbe essere, piuttosto che viverlo davvero, cioè iniziare a cambiare e fare azioni concrete.
È tanta la paura del nuovo che abbiamo chiesto e che sta arrivando, quando decidiamo di riconoscerlo. Perché, in realtà, potremmo anche averlo già davanti agli occhi e inconsciamente non vederlo nemmeno, così da rimanere "nel nostro", compresa la fatica.
Sono giornate in cui anche il campo magnetico terrestre è molto alterato e questo può tradursi, per molti di noi, in ansia, tachicardia, ma anche difficoltà o pesantezza nel relazionarsi con gli altri o persino nel parlare.
È come se, attraverso questa seduta, stessimo vivendo una sorta di reset, per vedere quanto ancora scegliamo di interpretare qualsiasi cosa come faticosa, difficile, qualcosa che preferiamo non affrontare pur di restare ancora un po' nel non cambiamento che, in realtà, siamo noi stessi a creare.
Così come la gioia fa tanta paura, quasi quanto il denaro, anche la facilità sembra essere un "ingrediente" davvero difficile da accettare nella nostra vita.
Secoli e generazioni che si sono crogiolati nel sacrificio, nel martirio, nella fatica e nello sforzo costante... e noi che vorremmo iniziare a "smollare" tutto questo? Ingrati e irriconoscenti.
Ma, alla fine, anche queste sono storie che inconsciamente ci raccontiamo per non smuovere nulla.
Alla fine ho sentito il bisogno di incentrare proprio questo specifico argomento nel lavoro del giorno 8.
È come se ci fossero ancora tante situazioni che ognuno di noi sente in subbuglio, come se tutte le energie di questo periodo ci avessero portato a svelare sempre di più quello che cercavamo di nasconderci, ma che stava facendo di tutto per essere finalmente visto.
Continua anche il lavoro sulle etichette e sui giudizi che abbiamo accettato come verità riguardo a ciò che siamo e che continuiamo a mantenere come reali, soprattutto rispetto a quello che pensiamo di non essere in grado di fare.
Dalla scorsa volta ci sono state un paio di persone che stanno ricevendo questa seduta e che, sentendo la "spinta" del lavoro, hanno parlato con il proprio responsabile per rendersi disponibili ad accettare incarichi differenti, sentendosi rispondere che stavano proprio aspettando la loro disponibilità.
Ecco ancora una volta una scelta guidata dalla fatica e dalla durezza, e, in questo caso, anche un limite alla propria abbondanza, perché credevano di non poter nemmeno chiedere, mentre quella possibilità era già lì, in potenzialità, e aspettava soltanto un'azione concreta.
Un'altra persona, invece, mi raccontava di non essersi nemmeno resa conto di quanta difficoltà stesse creando nella propria relazione, semplicemente per paura.
Sì, conosco queste risposte perché stavo concludendo anche una loro seduta individuale.
Un'altra cosa che mi state presentando, sempre legata al bisogno di ripulire più in profondità, riguarda il fatto che tendiamo ad abbatterci e a demoralizzarci quando vediamo riapparire una tematica che sembrava ormai conclusa.
In realtà, sono proprio queste energie planetarie così particolari e tutte le informazioni che ci stanno arrivando ad alzare la nostra frequenza e a renderci pronti per andare molto più in profondità.
Sembra davvero essere in corso un processo molto intenso.
Nelle ultime sedute individuali mi è sembrato di lavorare continuamente sui portali di nascita, anche quando la persona era molto lontana dal proprio compleanno.
Una cosa molto interessante è che, quando riusciamo a spostarci dalla demoralizzazione, che spesso rappresenta un altro meccanismo di difesa che attiviamo quando iniziamo ad allentare un po' la fatica e la durezza, ma cerchiamo ancora di riportarci verso qualcosa che consideriamo più sicuro e conosciuto, ecco che allora, anche se possiamo sentire una grande stanchezza o quasi il bisogno di fermarci, senza forzare la comunicazione o altro, iniziamo ad accorgerci che gran parte della durezza e del credere che le cose possano avvenire solo "a piena potenza", o mettendoci tutta la fatica possibile, sono in realtà delle scelte che continuiamo inconsapevolmente a fare.
Sto lavorando molto per reinserire nel Campo di ognuno questa nuova possibilità: che più ci permettiamo di ascoltarci, senza troppo giudizio, più ci rendiamo conto che tutta quella durezza non è necessaria.
Molta parte di quello che stiamo vivendo e della difficoltà che crediamo di non poter lasciare riguarda ancora le ferite che portiamo dentro, quelle che fanno ancora male, ma anche quelle nate da ciò che abbiamo scoperto recentemente, attraverso gli eventi o attraverso questo processo di portare alla luce tutta la verità possibile.
E sappiamo bene che questo non è sempre un processo gentile.
Infine, state presentando molto riguardo al diritto di stare bene e perfino al diritto di vivere un po' di felicità.
Si dice che quest'anno, e in particolare questo periodo, ci servano proprio per attraversare una sorta di vero salto quantico.
E, anche qui, abbiamo bisogno di comprendere chi e cosa vogliamo veramente diventare, così da non continuare a vivere secondo le nostre ferite e la durezza, ma secondo la persona che stiamo diventando.
Sta emergendo anche molta sofferenza, quasi fosse inevitabile. Una sorta di tristezza per come avremmo potuto vivere molto meglio e per tutto ciò che non ci siamo mai permessi.
Direi che ci stiamo avvicinando molto bene al cuore di questo portale... e poi, da lì, verso l'Eclissi.
Una cosa che sto notando anche su di me, visto che naturalmente mi sono inclusa in questa Seduta Collettiva, è quanto il lavoro stia evidenziando quasi quotidianamente alcuni meccanismi di difesa legati proprio alla scelta della durezza, della fatica e della difficoltà quando iniziamo a permetterci qualcosa di più.
Nel mio caso è stato molto evidente attraverso il corpo, mio "target" abituale e parte di me che uso per rallentarmi e limitarmi, ad ognuno la propria modalità preferita, alcuni fanno scattare qualcosa nel loro emotivo, ansia, agitazione, depressione o si rifugiano nel passato o nel futuro, altri usano manifestare situazioni che alzino le paure, altri punizioni di altri tipo.
Proprio nei giorni in cui sono stata accolta con entusiasmo per un incarico che desideravo e per il quale non avevo mai nemmeno osato manifestare la mia disponibilità, sono comparsi un forte dolore e un'infiammazione alla gamba che mi hanno costretta a rallentare e, soprattutto, a rinunciare temporaneamente proprio ad alcune delle cose che mi danno più gioia, divertimento e nutrimento al di fuori dal lavoro.
La cosa interessante per me è stata riconoscere subito un meccanismo che conosco e sul quale sto andando ancora più in profondità: quando arrivano miglioramenti importanti, una parte del mio sistema sembra cercare di riportare dentro un po' di fatica, difficoltà o dolore, quasi per rendere più “sicuro” ciò che sta accadendo e rallentarmi mentre mi apro a qualcosa di nuovo o che ancora non considero sicuro.
Non significa attribuire automaticamente al corpo un significato o una causa: significa osservare come utilizziamo ciò che accade e quali automatismi si attivano dentro di noi. Nel mio caso mi sta permettendo di riconoscere sempre meglio quando rischio di spostare l'attenzione dalla gioia e dal celebrare ciò che sta arrivando per tornare verso qualcosa di molto più conosciuto: rallentare, fare fatica, occuparmi di una difficoltà, e stare più ferma potendo lo stesso lavorare quanto voglio, ma non con tutta la libertà di scegliere altro. Così poi la gioia e i miglioramenti mi possono sembrare più meritati?
Ed è proprio uno dei temi che questa seduta sta facendo emergere: quanto riusciamo davvero a sostenere il miglioramento senza sentire il bisogno di accompagnarlo con fatica, sacrificio o qualche forma di difficoltà che ce lo renda più familiare? Quanto le stiamo ancora scegliendo senza rendercene conto o addirittura creando adesso così da non 'migliorare' troppo?
Questa Seduta Collettiva ha portato in superficie davvero molte cose e, almeno per quanto mi riguarda, mi ha permesso di vedere con ancora più chiarezza alcuni automatismi e meccanismi di difesa che continuano ad attivarsi anche quando abbiamo già lavorato molto su noi stessi e, soprattutto, quando pensiamo di essere ormai diventati “diversi”, e alcuni di voi decisamente mi ha detto che ha avuto lo stesso effetto anche su di voi da quando l'abbiamo iniziata.
Negli ultimi giorni ho avuto sempre più la sensazione che anche gli argomenti emersi durante il ThetaTea Frequenze 888 fossero parte integrante della lavorazione di questa Sacred.
Durante quell’incontro mi sembrava quasi di continuare a lavorare sulle stesse persone della seduta collettiva e sulle stesse dinamiche: il non essere veramente presenti a noi stessi, il non riconoscere quanto spesso facciamo di tutto per evitare di ricevere ciò che diciamo di desiderare e quanto sia molto più sicuro rimanere nella fase del desiderio, dell’immaginazione, del “prima o poi”. E questo ho ritrovato poi anche come memorie presentate durante quest'ultimo segmento lavorato.
Desiderare e fantasticare mantengono tutto a una distanza di sicurezza. Scegliere davvero qualcosa e iniziare a compiere azioni concrete per permetterle di entrare nella nostra vita è tutta un’altra storia.
Questo è uno dei fili che ha attraversato praticamente tutta la seduta: possiamo desiderare più gioia, più facilità, più abbondanza, più denaro, più tempo per noi, un lavoro diverso, una relazione differente o qualsiasi altro miglioramento, ma quando ciò che abbiamo chiesto inizia veramente ad avvicinarsi, allora dobbiamo confrontarci con quanto siamo effettivamente disponibili a riceverlo, viverlo e sostenerlo.
Ed è molto diverso dal desiderarlo.
In questo segmento sono emerse moltissime memorie, programmazioni genetiche e schemi legati anche al non riuscire più a “vederci” per quello che siamo diventati, o permessi di essere se risulta più comprensibile.
E questo può accadere anche senza aver necessariamente ricevuto sedute individuali o frequentato classi specifiche, perché nel frattempo viviamo, facciamo esperienze, comprendiamo cose, prendiamo decisioni differenti, attraversiamo relazioni e situazioni che ci trasformano. Cambiamo comunque.
Ma molto spesso finiamo per non aggiornare l’immagine che abbiamo di noi stessi.
Non riconosciamo cosa abbiamo già modificato, cosa abbiamo completato, cosa abbiamo imparato a sostenere e quali capacità abbiamo sviluppato.
Ed è qui che interviene una sorta di “dimenticanza”.
Non significa necessariamente che una vecchia programmazione che avevamo completato si sia riformata. La maggior parte delle trasformazioni che ci siamo permessi rimangono.
È piuttosto come se non tenessimo conto della persona che siamo diventati e, di default, continuassimo a utilizzare le stesse vecchie istruzioni.
Così torniamo automaticamente a scegliere fatica, durezza, dolore, sforzo, sacrificio o difficoltà semplicemente perché è quello che abbiamo sempre fatto.
Questo per me è stato uno dei punti più importanti di questo ultimo segmento: accorgerci che possiamo aver cambiato tantissimo di noi, ma continuare comunque a prendere decisioni utilizzando una “versione precedente” di noi stessi.
Ed è qualcosa che personalmente ho potuto osservare in maniera molto evidente proprio durante questa seduta.
Come raccontavo anche durante l’ultimo ThetaTea, il mio sistema era andato completamente in blocco attraverso una nevrite, un’infiammazione dei nervi che questa volta si era concentrata soprattutto nella gamba destra.
Da tempo stavo introducendo molta più gioia, più tempo per me e più spazio per ciò che mi nutre. Avevo anche pianificato una serie di corsi ThetaHealing molto importanti che ho scelto di frequentare come studente, sia per il loro numero sia per la loro forza trasformativa, e sappiamo bene che già nel momento in cui scegliamo una classe qualcosa comincia spesso a muoversi.
A questo si aggiungevano altri miglioramenti importanti che erano già arrivati nella mia vita.
E proprio in quel momento ecco comparire una situazione che mi ha quasi fermata completamente.
Nel mio caso conosco bene questo meccanismo: uso spesso il corpo per rallentarmi e limitarmi.
È come se il mio sistema di protezione, o sistema di convinzioni, se preferite, si fosse trovato improvvisamente davanti a troppe cose che stavano andando oltre ciò che fino a quel momento considerava sicuro.
Troppi passi oltre quelli che potremmo chiamare i miei limiti superiori.
E così: un giorno stavo festeggiando una notizia per me importante, il giorno successivo mi sono ritrovata quasi incapace di spostarmi dalla camera al soggiorno, se non con molta difficoltà e dolore.
La cosa aveva naturalmente anche un’altra risonanza per me, perché avevo trascorso quasi un anno a recuperare da una serie di lesioni ai legamenti del ginocchio della stessa gamba e l’anno precedente ero rimasta praticamente chiusa in casa, senza quasi uscire, per più di due mesi e mezzo, senza parlare di tutti gli altri mesi passati per riprendere a potermi muovere tranquillamente.
Questa volta, però, qualcosa era differente.
Appena ho sentito il dolore ho riconosciuto abbastanza velocemente che una parte di me stava cercando di fermarmi perché considerava “troppo” quello che avevo deciso di permettermi.
Mi sono messa a riposo e dopo circa una settimana sembrava che la situazione fosse migliorata moltissimo, in casa, senza ancora uscire.
A quel punto ho deciso di concedermi qualche ora in acqua, qualcosa che per me significa gioia, rigenerazione e nutrimento per l’anima. Pochissimi passi: macchina, acqua e riposo.
Il giorno successivo sembrava però essersi nuovamente infiammato tutto, forse persino più di prima.
C’è stato naturalmente un momento di abbattimento.
Poi ho iniziato a domandarmi seriamente perché stessi creando e mantenendo proprio quella dinamica, e così sono andata a richiamare quale fosse la “storia” della mia gamba destra.
Dopo due giorni di lavoro molto intenso su di me, la situazione era quasi completamente rientrata. Dovevo ancora verificare cosa sarebbe successo riprendendo a camminare all’esterno e a guidare, ma in una iniziale piccola prova fatta è andato tutto bene e non si è nuovamente infiammato nulla. E già quello mi pareva un miracolo. Queste sono e cose che dicono molto delle nostre programmazioni, e se ci fate caso riguarda sempre il quanto ci permettiamo di ricevere.
Nel frattempo avevo anche prenotato una seduta individuale, proprio perché volevo che qualcuno di esterno potesse controllare se stessi ancora nascondendomi qualcosa o se ci fosse qualcosa che non volevo vedere.
Condivido qui il modo in cui io ho riconosciuto il mio meccanismo, perché mi ha permesso di vedere molto più chiaramente il tema centrale della seduta.
Quanto utilizziamo automaticamente vecchie modalità anche quando nel frattempo siamo diventati persone differenti?
È anche così che ho trovato molte delle informazioni che mi avete presentato in questo segmento.
Mi sono resa conto, per esempio, che facciamo spesso la stessa cosa quando programmiamo la nostra vita.
Scrivendo sulla mia agenda le ferie, le classi che ho scelto di frequentare e tutto ciò che desidero fare da qui all’inizio di dicembre, a un certo punto mi sono quasi spaventata perché sembrava non esserci più spazio per molto altro.
E immediatamente ho iniziato a chiedermi dove avrei potuto inserire i corsi che desidero insegnare, gli incontri, le sedute individuali e tutto il resto.
Poi mi sono resa conto di una cosa.
Stavo facendo nuovamente i conti senza considerare le nuove frequenze e le nuove virtù che sto ampliando nella mia vita, per riprendere proprio uno degli argomenti dell’ultimo ThetaTea, m se vedete anche questa seduta: stavo programmando il futuro utilizzando ancora le vecchie regole di durezza, sforzo, incastrare tutto, "farcire" il calendario. Trovare a tutti i costi uno spazio per ogni cosa.
Come se l’unico modo possibile per fare di più fosse sforzarmi di più e ancora una volta non tenendo conto di me, dimenticandomi di Coe mi sarei sentita io e il mio corpo "forzando" tutto.
E questo è esattamente uno dei temi che il Campo ha continuato a presentare.
Non teniamo conto di ciò che abbiamo già cambiato di noi.
E così, quando dobbiamo prendere una decisione nuova, torniamo automaticamente alle vecchie impostazioni familiari, genetiche o personali.
Vi sto raccontando anche questa parte personale perché potrebbe aiutarvi a riconoscere qualcosa che sta accadendo anche nella vostra vita.
Nella Seduta Collettiva ho potuto lavorare, per quanto possibile, anche sulle convinzioni genetiche che venivano presentate. Naturalmente, in un lavoro collettivo queste rimangono più generali rispetto a quanto possiamo fare durante una seduta individuale, dove possiamo riprendere la storia specifica della persona, gli episodi, le memorie e le connessioni precise.
Ma uno degli obiettivi di questo segmento è stato proprio permettervi di iniziare a vedere quando state scegliendo in base all’abitudine e di default invece che in base a ciò che siete realmente oggi e a ciò che state imparando.
Il lavoro è stato molto intenso anche rispetto alla tendenza a preferire ciò che è conosciuto e sicuro.
E soprattutto rispetto al preferire desiderare piuttosto che iniziare a fare quei passi necessari per concretizzare ciò che vorremmo.
Possiamo continuare a immaginare una vita differente rimanendo esattamente dove siamo.
Quando invece iniziamo a scegliere, dobbiamo confrontarci con una domanda molto più concreta: quanto siamo disponibili a permettere che quella cosa diventi davvero parte della nostra vita?
Ed è qui che torna anche tutto il lavoro fatto durante il ThetaTea del Lion's Gate.
Quanto di ciò che chiediamo siamo realmente disponibili a ricevere, sostenere e lasciare crescere?
Quanto siamo presenti a noi stessi mentre lo facciamo?
E quanto, invece, appena qualcosa comincia a diventare concreto, attiviamo meccanismi che ci riportano verso fatica, durezza, sacrificio o distrazione?
In questo ultimo segmento è stato fatto molto lavoro proprio per aprire maggiormente il Campo alle possibilità, senza far partire automaticamente soltanto quelle risposte che ci riportano verso ciò che conosciamo.
Potreste anche aver vissuto momenti in cui sono tornati alla mente molti ricordi, soprattutto legati a situazioni dolorose o poco piacevoli del passato.
È a causa di un’altra parte importante di pulizia che ho fatto anche in quest'ultimo segmento.
Un po’ come il “reset” che avevamo già fatto all’inizio della lavorazione, ma questa volta con uno scopo ancora più preciso: permetterci di riconoscere quanta reale disponibilità diamo a noi stessi rispetto al poter scegliere più facilità, meno durezza, meno dolore e meno difficoltà.
E questo naturalmente riguarda anche la gioia, l’abbondanza e il denaro, ma soprattutto il rapporto che abbiamo con noi stessi.
Quanto riusciamo ad abbassare quei meccanismi automatici che ci fanno agire continuamente secondo vecchie regole e vecchi schemi?
Quanto siamo disponibili a riconoscere che ciò che era vero per noi anni fa, o anche soltanto alcuni mesi fa, potrebbe non esserlo più?
Quanto ci permettiamo di aggiornare l’immagine che abbiamo di noi stessi?
Questo sarà anche uno dei punti che andremo ad approfondire molto nel workshop abbinato a questa Seduta Collettiva.
Un’altra parte importante di ciò che mi avete presentato riguarda tutto quello che sta emergendo in questo periodo e che forse, fino a poco tempo fa, cercavamo ancora di evitare di vedere.
Sono energie che sembrano portare continuamente in superficie ciò che chiede di essere riconosciuto.
Questo può riguardare relazioni, scelte, situazioni che non stanno più in piedi, ma anche il nostro corpo e le dinamiche alle quali continuiamo a sottoporlo.
E molte di queste informazioni sembrano collegarsi anche all’abbondanza e, in maniera più specifica, al denaro: a quanto gli permettiamo realmente di esistere nella nostra vita, a quanto spazio siamo capaci di concedergli e a quanto riusciamo a sostenerlo senza dover immediatamente ricreare qualche forma di difficoltà.
Sento che siamo arrivati davvero al cuore della Seduta Collettiva.
È stato un lavoro di rifinitura ma anche di pulizia molto profonda rispetto a tutto ciò che ancora ci porta a scegliere ciò che conosciamo, anche quando nel frattempo siamo diventati persone differenti.
Possiamo aver già completato molti schemi. Possiamo aver già cambiato tantissimo. Possiamo essere diventati più consapevoli, più capaci, più aperti.
Ma se continuiamo a dimenticarci di ciò che siamo diventati, finiamo per rivolgerci ancora alla fatica, allo sforzo, al sacrificio e alla durezza come se fossero gli unici mezzi disponibili per andare avanti.
E ancora una volta finiamo per mantenere quello che già conosciamo al posto di quello che diciamo di desiderare.
Ecco allora un'altra parte del segmento lavorato su quello che ci sta ancora limitando dall' iniziare a riconoscere chi siamo diventati abbastanza da poterlo scegliere.
E, soprattutto, permetterci di scoprire che non tutto ciò che vale deve necessariamente costarci fatica, dolore o sacrificio. E infine oserei dire che si sente molto l'influenza delle energie e dell'accelerazione di questo periodo, ormai alla porte dell'eclissi, che però mi sembra ci possa anche insegnare che oltre alla facilità, al poter scegliere la non difficoltà possiamo anche riconoscere di valore, non solo noi stessi ma anche quanto ci permettiamo di trasformare di noi anche con molta più velocità senza per questo che ne diminuisca il valore o senza respingerlo perché "troppo facile".
Investimento 26€
IN REPLAY (verrà registrato alla fine della seduta collettiva e potrai ricevere il lavoro quando sarai più comoda)
🌿 Workshop di completamento – “DAL DOVERE AL PERMESSO: SMETTERE DI VIVERE COME SE DOVESSI SEMPRE FARCELA"
Entreremo più in profondità nel senso del dovere diventato identità, nel controllo utilizzato per sentirsi al sicuro, nella paura di affidarsi e nel senso di colpa che può comparire quando ci fermiamo o sentiamo di non stare facendo abbastanza.
Lavoreremo anche sulla fiducia, sulla fede, sul rapporto con il Campo e con il Creatore e sulla possibilità di riconoscere che riposo, leggerezza, aiuto e sostegno non devono essere continuamente meritati.
Il workshop ha un investimento simbolico di 26€.
Questo workshop nasce come naturale completamento della Seduta Collettiva, ma è assolutamente possibile partecipare e ricevere tutto il lavoro energetico anche senza aver partecipato alla prima quando preferisci, per entrare in profondità su tutto ciò che è emerso sul Campo:
Mini investimento: 26€ – un piccolo gesto per entrare in contatto con il tuo Campo e trasformare i limiti invisibili in nuovi orizzonti.
Perché so che ognuno ha i suoi tempi interiori. Per questo appena sarà disponibile potrai scegliere quando parteciparvi e ricevere tutto il lavoro energetico
INVESTIMENTO 26€
Se sei interessato e non ti sei ancora iscritto puoi farlo contattandomi via WhatsApp al 335 67 86740