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Seduta di Sacred Alchemy collettiva di gennaio

interamente a distanza

LA TEMATICA DI GENNAIO:

🌟 “TUTTO CIÒ CHE NON TI PERMETTI DI RICEVERE".💫

Quante cose escludiamo completamente dalla nostra realtà perché, a causa di ferite ed esperienze passate, abbiamo decretato che “non esistono”?

Forse non è vero che non esistono.
Forse siamo noi a non riuscire più a vederle.
O a respingerle, per proteggerci da ciò che un tempo ha fatto male.

Quanto altro ci impediamo di vivere, ricevere e riconoscere nel nostro mondo?
Amore, sostegno, abbondanza, possibilità, opportunità, presenza, connessioni autentiche…

Un lavoro sul Campo dedicato a:

  • ciò che abbiamo escluso

  • ciò che abbiamo giudicato come “inesistente”

  • ciò che non ci permettiamo più di ricevere
    non perché non sia possibile, ma perché una parte di noi ha deciso così, tempo fa, per sopravvivere.

La seduta viene proposta, come sempre, a prezzo simbolico, affinché chi sente il richiamo possa partecipare senza barriere, e sarà affiancata da un workshop di approfondimento con un piccolo investimento, pensato per accompagnarti ancora più in profondità.

🔎 Se vuoi saperne di più su come si svolge una Seduta di Sacred Alchemy, puoi leggere la pagina dedicata qui:
https://creailtuomondo.podia.com/sacredalchemy
(scorrendo trovi anche la descrizione della seduta collettiva)

✨ Se invece sei curioso di scoprire cosa abbiamo lavorato durante l’ultima seduta collettiva, per farti un’idea concreta la TROVI QUI

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Ho pensato di riunire qui la spiegazione dei vari segmenti di seduta lavorati così da poteri ritrovare e rileggere tutti insieme, naturalmente sarà una pagina in costruzione man mano che questa seduta di gruppo prosegue

Qui sotto troverai i vari segmenti di seduta già lavorati

Primi impulsi della seduta Sacred lavorati la mattina del 20 gennaio

Da ieri sera, 19 gennaio, siamo nel pieno di una delle tempeste geomagnetiche più forti che, alle nostre latitudini, si siano mai sperimentate da decenni. Abbiamo raggiunto un indice Kp vicino a 9 (la scala va da 0 a 10) e, nel momento in cui ho lavorato questa prima parte, l’indice era di 7,33 Kp.

Questo comporta alterazioni a tutti i livelli: su di noi, sui nostri corpi, sulle nostre emozioni, ma anche sulla Terra stessa.

Una seduta di gruppo comincia, un po’ come avviene per una seduta individuale, quando si inizia a sentire una sorta di “pressione” data dall’insieme di programmazioni, memorie e densità che, individualmente, ognuno “presenta” nel campo della seduta.

Rispetto a una seduta individuale, vado a trovare - e quindi a lavorare, iniziando a innescare il cambio di risonanza e tutte la varie lavorazioni che servono per cominciare a smuovere e ci daranno l'accesso per andare più in profondità.

Forse a causa delle alterazioni magnetiche o forse proprio per l’argomento, a differenza dei normali primi impulsi, ho già trovato tantissime memorie e programmazioni che comincio ad illustrarvi.

E sia chiaro che NON si tratta solo di una lettura energetica: tutto ciò che trovo viene anche lavorato nel modo più corretto, affinché cominci a innescare in noi il miglioramento che cerchiamo.

Primo segmento lavorato il giorno 20 gennaio 2026:

Come sempre, abbiamo cominciato attivando i primi impulsi nei campi di risonanza, così da stimolare una “risposta” all’interno del Campo. Ma questa volta è tutto cominciato alla grande, altro che primi impulsi!

Report energetico – Segmento di seduta Sacred Alchemy

Quello che si è aperto nel campo di questa mattina non è stato il solito primo strato di lettura da cui normalmente una seduta prende avvio.
È stato, a tutti gli effetti, un primo grande blocco già pienamente in lavorazione.

Il campo si è presentato denso, strutturato, saturo di memorie e programmazioni legate al controllo, alla rigidità, alla paura del cambiamento e alla difficoltà a ricevere davvero ciò che diciamo di desiderare.

È emersa con molta chiarezza una tendenza profonda a solidificare i propri punti di vista come verità assolute, a cristallizzare il concetto di “giusto” e “sbagliato” come unica forma possibile di sicurezza che vogliano mantenere per seguire quello che ci è stato detto essere 'giusto', per essere brava persone e 'bravi bambini". E' buffo perché è come se fosse più importante avere ragione e magari continuare a stare male e mantenere vive le nostre ferite e la sofferenza di certe esperienze vissute e sopratutto le modalità di difesa o attacco che abbiamo adottato, piuttosto che invece far arrivare quello che desideriamo cambiare e trasformare della nostra vita.
Un bisogno di controllo in questo senso che non nasce dal potere, ma dalla paura o dal ritenere più importante continuare e combattere al posto di rimettere il passato nella sua giusta collocazione.

Nel campo erano presenti programmazioni che spingono a voler mettere in ordine la vita secondo schemi già conosciuti, tentando di adattare la realtà a ciò che rassicura, anche quando ciò che conosciamo ci tiene da anni negli stessi blocchi, nelle stesse difficoltà, nelle stesse rinunce.

È emersa una forte resistenza al cambiamento reale.
Non al desiderio di cambiare — quello è presente — ma al permettere che il cambiamento arrivi davvero. Sempre anche qui sembra che per la maggior parte di noi abbia più significato continuare a concentraci su quello che NON VOGLIAMO, dandogli costantemente energia, fino quasi a dimenticare cosa invece desideriamo, cosa ci fa stare bene, cosa ci porta gioia, tanto impegnati siamo a respingere.

Nel campo erano attive memorie che portano a respingere proprio ciò che è stato chiesto: opportunità, miglioramento, espansione, relazioni più vere, abbondanza, libertà.
Come se una parte di noi dicesse: “Lo voglio”, mentre un’altra lavora costantemente per tenerlo lontano.

Si è mostrato anche un importante schema di autoboicottaggio energetico:
la tendenza a concentrarsi su ciò che non si vuole, a combattere contro le proprie stesse manifestazioni, a mantenere viva la paura o almeno il dubbio, che ciò che è stato chiesto possa davvero arrivare.

Questo crea distanza.
Crea separazione.
Crea la convinzione che ciò che desideriamo non sia per noi o non esista proprio quasi fosse più importante respingere piuttosto che stare bene, divertirci, migliorare quello che desideriamo portare in noi e nella nostra vita. Allora meglio dirci che non esiste o è per noi irraggiungibile, così abbiamo la scusa, inconscia ma non solo, per continuare a rinforzare i nostri schemi e modalità respingenti e limitanti,

Nel campo era molto attiva anche un’identità costruita sulla difesa:
comportamenti inconsci che respingono, che chiudono, che tengono lontane le persone e le possibilità, per confermare vecchie ferite legate al non sentirsi viste, capite, accolte.

È emersa una perdita di potere personale legata al bisogno di compiacere, al dare valore a chi attacca, giudica o invade, al permettere a dinamiche esterne di dettare il nostro stato interiore, come se non potessimo opporci se non passare direttamente ad essere gli oppressori, come non esistesse altra prospettiva.

E insieme a tutto questo, era fortemente presente la programmazione del “bravo bambino” e della “brava persona”:
il sacrificio, la difficoltà a dire no, la paura di mettere confini, il mantenere relazioni ed energie che drenano vitalità, gioia e abbondanza.

Questo campo non riguarda solo le relazioni.
Riguarda il corpo.
Il lavoro.
Il denaro.
Le scelte.
Il modo in cui ci permettiamo — o non ci permettiamo — di vivere bene.

Questa prima parte di seduta non è stata una semplice lettura energetica né una fase preliminare.
È stata una vera e propria lavorazione profonda, che ha già iniziato a smuovere strutture, memorie e densità che da tempo tengono bloccata la possibilità di ricevere, espandersi e vivere da uno spazio di potere, fiducia e verità.

Segmento successivo lavorato dal 21 al 23 gennaio

Come prima risposta diretta al lavoro svolto precedentemente, nel campo è emersa con molta chiarezza una sensazione di essere fuori sincronia.
È così che mi è stata presentata dalla maggior parte delle persone.

Questo “fuori sync” sembra essere una risposta profonda alle ragioni per cui continuiamo a combattere, reagire, opporci e dare enorme importanza a ciò che non vogliamo, fino al punto di perdere completamente il contatto con ciò che invece desideriamo davvero.

Ho lavorato anche per andare a cercare le origini e le cause di questo meccanismo, e quello che è emerso è come un ulteriore livello di programmazione: una modalità di sopravvivenza che continua a operare sotto traccia.

È come se rimanessimo costantemente in modalità sopravvivenza:
per il valore che abbiamo attribuito alla lotta,
per il valore che abbiamo attribuito all’essere contro,
per i significati “positivi” che abbiamo dato al combattere, al reagire, al restare in difesa. Come volessimo attribuire vero valore solo a quello e quindi portarli avanti rinunciando a quasi tutto il resto.

E quando, a un certo punto, arriva un momento di presenza — quell’attimo in cui torniamo in noi e usciamo dagli automatismi — lo facciamo perché ci rendiamo conto che non siamo felici.
Che non c’è gioia.
Che il cuore e l’anima non hanno più carburante.

Gioia, divertimento e leggerezza vengono continuamente sacrificati sugli automatismi di difesa, a cui abbiamo dato un valore enorme e spesso inconsapevole.

Questa mancanza di gioia è, come abbiamo già visto, un forte respingente per il denaro e per l’abbondanza, che sono energie che seguono naturalmente leggerezza, facilità e apertura.
Al contrario, quegli stessi automatismi di difesa sono potenti attrattori di sacrificio, difficoltà e complicazione, perché è come se, attraverso il nostro atteggiamento costante, stessimo chiedendo proprio questo.

Il “fuori sincronia” nasce qui.

Quando il cuore e l’anima soffrono per mancanza di gioia e nutrimento, torniamo quel tanto che basta nella presenza per decidere di uscire, anche solo per un momento, dalla sopravvivenza.
Sospendiamo temporaneamente le difese per cercare di vivere, anche solo per pochi attimi, così da fare rifornimento e poi poter rientrare — ancora una volta — nell’immersione degli automatismi.

È stato molto interessante osservare come queste memorie e programmazioni si siano presentate in modo simbolico:
come se ci fosse “sfuggito l’attimo”.

Nel campo questa dinamica si è mostrata in modo molto chiaro attraverso un’immagine simbolica: la ricerca di un frutto fuori stagione.
Come cercare fragole in pieno inverno o litchi in primavera.

Quel frutto rappresenta il nutrimento dell’anima: la gioia, il divertimento, la leggerezza, ciò che ci tiene vivi dall’interno.
Ma ce ne accorgiamo solo quando siamo ormai esausti, quando abbiamo resistito troppo a lungo in modalità sopravvivenza, trattenendo il respiro dentro automatismi, difese e lotte continue.

Torniamo presenti perché non ce la facciamo più, e in quel momento cerchiamo disperatamente quel nutrimento.
Ma lo cerchiamo quando non è più stagione.

Ed è lì che emerge una forma più sottile di dolore: la consapevolezza di non esserci nutriti quando era possibile, quando il campo era favorevole, quando la vita lo offriva in modo naturale.
Come se avessimo attraversato tutta una stagione senza permetterci di raccogliere, e ora fossimo costretti ad attendere un intero ciclo prima che quell’occasione si ripresenti.

Questo genera frustrazione, tristezza e un senso di distanza da ciò che desideriamo, non perché non sia per noi, ma perché continuiamo a permetterci di riconoscerlo solo quando siamo già troppo lontani dal tempo giusto per riceverlo.

E qui non si tratta di una riflessione filosofica, ma di un rapporto molto concreto con il tempo:
per quanto riusciamo a restare immersi nei nostri automatismi senza accorgerci che stiamo solo lottando, reggendoci a fatica, trascinandoci da un compito all’altro, da una difficoltà all’altra, come se trattenessimo il fiato?

E quanto dura, per ciascuno di noi, questo “attimo” di presenza? E per quanto torniamo invece nell'inconsapevolezza?
Giorni?
Settimane?
Intere stagioni?

Quel frutto rappresenta la gioia — piccola o grande — che nutre l’anima.
Ma quando siamo fuori sincronia, la cerchiamo solo quando torniamo coscienti per mancanza di carburante, quando non è più il tempo giusto per nutrirci davvero.

Ed è lì che arriva una tristezza più sottile e profonda:
la consapevolezza di quanto tempo siamo stati sulla difensiva, incapaci di nutrirci quando era il momento, e l’idea — spesso inconscia — di dover aspettare un intero ciclo prima di poterlo fare di nuovo.

Terzo Segmento lavorato dal giorno 28 al giorno 1 Febbraio

Questo terzo segmento è iniziato indicativamente intorno al giorno 28 e, da allora, viene lavorato quasi quotidianamente. Non si è trattato di un unico momento isolato, ma di una lavorazione progressiva, che oggi 1 febbraio, Imbolc, una delle principali festività della Ruota dell'Anno, sto ulteriormente approfondendo.

Quello che si è presentato con maggiore forza riguarda il fatto che abbiamo escluso dalla nostra vita molte più cose di quanto crediamo, fa abbastanza specie e forse è proprio quello che ci fa più paura, vedere quanto abbiamo escluso senza una vera scelta consapevole, ma solo perché abbiamo accettato quella fosse la vita, e fa paura forse vedere quanto avremmo potuto vivere, anche se naturalmente possiamo sempre riportarle e sceglierle per noi una volta che diventiamo consapevoli che non è vero che quelle cose non esistono davvero. Non semplicemente come “scelte non fatte”, ma come possibilità che abbiamo decretato inesistenti.
Non solo per noi, ma spesso come se quella fosse la realtà valida per tutti.

Nel campo è emersa una forte rigidità fatta di assolutismi:
"le donne sono tutte così"
"gli uomini sono tutti in un certo modo",
"le relazioni funzionano solo in quel modo",
"il denaro è un problema e non può essere diverso".

Sono regole interiori molto rigide, dalle quali sembra impossibile uscire. E quando qualcuno sembra sfuggire a queste regole, spesso emergono due reazioni opposte: rabbia verso l’esterno (“c’è qualcosa che non va in quella persona”) oppure svalutazione verso sé stessi (“c’è qualcosa che non va in me”). A differenza della nostra naturale predisposizione.

Alla base di tutto questo c’è una difficoltà sempre più marcata nel riconoscere ciò che ci fa stare bene.
Siamo talmente impegnati a respingere, a sottolineare ciò che non va, ciò che non vogliamo, ciò che non funziona, che perdiamo il contatto con ciò che desideriamo davvero. Con ciò che nutre il cuore. E questo rende tutto più pesante. E perdiamo contatto con chi siamo veramente ed ecco che il peso da portare sembra sempre crescere e diventare più difficile.

In questo segmento si è resa molto evidente anche un’altra dinamica già emersa nei giorni precedenti: non è tanto la paura di chiedere, ma la paura di ciò che desideriamo veramente.
Il desiderio diventa spaventoso perché implica cambiamento, responsabilità, uscita da automatismi conosciuti. Ma sopratutto riconoscimento ci quello che ci siamo tolti.

Siamo spesso immersi in una modalità di sopravvivenza continua: fare, resistere, andare avanti per inerzia. Senza mai fermarci davvero. Senza concederci il tempo di sentire di cosa abbiamo bisogno per nutrire l’anima. La vita viene portata avanti più per sforzo che per piacere, più per resistenza che per gioia o leggerezza, man che meno per scelta.

Quando arrivano attimi di consapevolezza: “non mi sto occupando di me”, “non mi do attenzione”, “non faccio nulla che mi faccia stare bene” - emerge una tristezza profonda, spesso legata al tempo che sentiamo di aver perso o alle occasioni che crediamo di aver lasciato passare. Per evitare questa tristezza, torniamo rapidamente negli automatismi.

Nel campo questa dinamica si è mostrata anche in modo simbolico: come la ricerca di un frutto fuori stagione, come avevamo già visto.


Quel frutto rappresenta il nutrimento del cuore e dell’anima, la gioia, la leggerezza. Ma ce ne accorgiamo solo quando siamo ormai esausti. Quando torniamo presenti perché non ce la facciamo più. E allora lo cerchiamo quando “non è più stagione”, con la sensazione di dover aspettare un intero ciclo prima che quell’occasione si ripresenti.

Un ulteriore nucleo molto forte di questo segmento riguarda il non voler nemmeno vedere ciò che abbiamo escluso dalla nostra vita. Non riconoscerlo, non contemplarlo, perché fa paura.
Fa paura riconoscere che ciò che abbiamo decretato impossibile è sempre stato, in realtà, UNA POSSIBILITA'

Qui il lavoro non riguarda il colpevolizzarsi o il giudicarsi per ciò che si crede di aver perso. Perché, in realtà, non abbiamo davvero perso nulla.
È stata una scelta. A volte molto inconscia, a volte meno.

Emergono chiaramente anche meccanismi di auto-sabotaggio legati all’uso delle ferite come alibi: restare nella zona comfort, lamentarsi, accusare gli altri, evitare di prendersi la responsabilità di scegliere e quindi di cambiare. Non per tutti sia chiaro, ma riecheggiano anche le programmazioni genetiche in noi.

Una frase ricorrente che rappresenta molto bene questo punto è:
“Ho provato a cambiare, ma non posso farci niente. Sono fatta così.”

Questa non è una verità, ma una strategia del subconscio.
Perché quando qualcosa è davvero importante per noi, quando ci importa profondamente, il cambiamento è possibile, anche se richiede coraggio, presenza e azioni concrete.

Questo terzo segmento lavora quindi su un punto centrale: non la perdita, ma il rifiuto di riconoscere; non l’impossibilità, ma la paura della tristezza e del senso di irrequietudine che emerge quando ci rendiamo conto di cosa abbiamo escluso.

Si sente e viene presentato soprattutto il non volere nemmeno vedere cosa abbiamo decretato che non esiste nella nostra vita, perché fa paura. Fa paura riconoscere cosa abbiamo escluso totalmente e che invece è sempre stata una possibilità. E questo penso sia un nucleo veramente potente, che lavoro soprattutto come risonanza e cambio dello spin, di torsione, per poter, come dire, far capire quanto è più semplice poterlo riconoscere senza doverci dare la colpa o giudicare per quello che crediamo di aver perso, perché in realtà non abbiamo veramente perso niente, ma l’importanza anche di non darci la colpa per le scelte già fatte e invece fare lo switch pere comprendere quali nuove scelte possiamo fare OGGI per non creare frequenza di rimpianto che sarebbe un ulteriore freno.

il nucleo centrale dell'intera seduta mi sembra riguardare i meccanismi di evitamento e di protezione del Sé. Ciò che viene escluso dalla coscienza, e da quello che vogliamo credere possibile per noi e per la nostra vita, non è ciò che non è mai esistito, ma ciò che abbiamo percepito come troppo destabilizzante e pauroso da integrare: desideri, possibilità, scelte che avrebbero richiesto un cambiamento che abbiamo considerato troppo pericoloso rispetto a quelle false identità in cui ci riconosciamo per il nostro vissuto e le ferite da cui ci facciamo definire. tutto troppo diverso dalle nostre dinamiche conosciute e per questo tanto più 'sicuro' renderlo impossibile o nemmeno vederlo.

Oggi questa Luna Piena, tra le altre cose, sostiene chi siamo e come ci stiamo trasformando: ciò che scegliamo di smettere di non voler vedere, di noi e del mondo, per ridefinire anche quella versione di noi che abbiamo mantenuto solo perché familiare o perché crediamo sia l’unico modo in cui gli altri sono abituati ad accettarci e riconoscerci.

Con questa Luna è molto probabile che, gradualmente, per una settimana o più, cominceremo ad affrontare anche l’inquietudine e l’irrequietezza che la trasformazione comporta, permettendo così di far svanire parti di ciò che non ci sta più bene, comprese quelle connessioni che non sono sane.

Dentro di noi scopriamo e sappiamo che, se rimaniamo connessi all’energia che ha generato conflitto, lotta o ferita, non c’è vera evoluzione, ma solo un continuo trascinarci dolore e vecchie cicatrici.

È come se ciò che abbiamo lavorato con questa seduta ci permettesse di migliorare sempre di più il rapporto con noi stessi, riducendo gradualmente quei periodi di “apnea” forzata — gli automatismi — e diventando sempre più consapevoli di ciò che stiamo vivendo, per riaprirci a possibilità differenti, senza più i decreti e le regole cos' rigide su quello che abbiamo escluso.

Ricordo a chi non ha mai ricevuto una seduta di questo tipo, individuale o collettiva, che i miglioramenti e la trasformazione continuano ad amplificarsi e a produrre risultati non solo a livello emozionale, ma anche come atteggiamento e nel vissuto quotidiano, portando reali e concrete nuove possibilità che possono aprirsi anche a distanza di oltre un mese dai segmenti lavorati.

Concludo avvertendovi che raccoglierò ancora qualche informazione dal campo prima di utilizzare tutto questo materiale per realizzare e registrare il workshop abbinato.

Ultimo segmento

In realtà, anche se inizialmente avevo indicato quello del 1 febbraio come ultimo segmento,la lavorazione è chiaramente andata avanti. È come se fosse in corso una vera e propria ricalibrazione: molte parti di noi stanno iniziando a risvegliarsi, in risposta diretta a ciò che abbiamo lavorato nel Campo durante questa seduta.

In questi giorni sto ricevendo molti messaggi di persone che mi raccontano nuove consapevolezze rispetto a ciò che avevano escluso dalla propria vita. È come se stessero arrivando tanti bandoli delle matasse che finora non avevamo visto, soprattutto rispetto a quelle cose che avevamo deciso o decretato dovessero essere in un certo modo, o che semplicemente non potessero esistere nella nostra vita.

Una persona, in particolare, mi ha scritto che solo ora, a più di quarant’anni, si è resa conto di aver escluso da sempre il suo corpo e l’idea stessa che il suo corpo potesse essere “normale”, come quello delle altre persone, e lo ha combattuto da sempre perché ha sempre creduto si comportasse in modo non adeguato ma sopratutto tendesse ad accumulare sempre più peso così da farle trovare difficile potersi comportare come “gli alti” (qualsiasi significato attribuiamo a questo). Trovo questa consapevolezza molto potente, perché mostra come spesso abbiamo combattuto il nostro corpo, o gli abbiamo imposto di essere diverso, sbagliato, non adeguato, semplicemente perché quella era una NOSTRA scelta inconscia che stavamo portando avanti da tempo e il corpo semplicemente ci ha sempre accontentato adottando la forma o le disfunzioni che gli abbiano sempre attribuito, fondamentalmente come se avesse SEMPRE potuto essere differente ma invece l’avesse accontentata tutto questo tempo. Mi chiedo quanti di noi stanno facendo la stessa cosa, a maggior ragione chi conosce i meccanismi che impariamo nella classe Love of Self.

Molti dei feedback che sto ricevendo parlano proprio di questo: rendersi conto di quante cose siano state escluse o combattute senza averne la minima consapevolezza. Non come risposta a qualcosa accaduto nella propria vita, ma come scelte quasi fatte in precedenza, molto antiche, addirittura scelte o esperienze vissute da nostri nonni e non nostre ma poi mantenute automaticamente anche da noi come portassimo avanti un trauma o un riconoscimento vissuto appunto da un nostro avo.

Ho notato anche che le persone che hanno aderito alla seduta collettiva e che, nello stesso periodo, stavano ricevendo anche sedute individuali, si sono permesse di andare molto più in profondità di quanto accade di solito. Può certamente esserci un’influenza per questo periodo energetico, ma ci sono state sedute particolarmente intense. Ognuno secondo le proprie programmazioni, ma con aperture molto più rapide e chiare.

Questo è stato evidente anche per chi stava lavorando sull’abbondanza o su tutto ciò che riguarda il ricevere: denaro, sostegno, possibilità. Alcune persone si stanno rendendo conto di aver escluso completamente differenti possibilità dalla propria vita rispetto a quelle che stanno vivendo, senza nemmeno accorgersi che non avevano nemmeno la consapevolezza di tenere tutto fissato e fermo esattamente per come è, escludendo qualsiasi differente possibilità di nuove mansioni, differenti lavori, possibilità differenti. Accettavano passivamente che la situazione è quella ed ecco che la facevano diventare un’altra cosa granitica e che non poteva cambiare. Anche qui parlo di persone che hanno ricevuto la seduta collettiva e che, parallelamente, stavano lavorando in individuale.

Ad alcune persone stanno arrivando consapevolezze legate ai propri nonni o a storie familiari che, nel tempo, sono state fatte proprie senza rendersene conto. Questo mostra quanto il lavoro nel Campo possa muoversi in profondità, anche quando non stiamo razionalmente lavorando su certi temi.

Io stessa, subito dopo la lavorazione dell’ultimo segmento, ho avuto quasi 39 di febbre e un raffreddore apparentemente banale.

In realtà, è stato come se il mio corpo mi stesse mostrando una nuova modalità: non tanto il “stare male”, quanto il permettermi di ascoltarmi, prendermi cura di me, rallentare ma fare ugualmente le stesse cose con più calma e più presenza e una modalità decisamente differente.

Ed è proprio qui che si sente questa nuova modalità, diversa per ognuno di noi. Come se rappresentasse una sorta di passo finale: non solo rispetto alle consapevolezze che stanno emergendo su ciò che avevamo escluso dalla nostra vita, convinti che quella fosse l’unica forma possibile di “vita”, dentro assolutismi e decreti interiori, ma anche rispetto a tutte le chiusure e ai cicli attraversati durante l’anno 9.

Questo lavoro sembra accompagnarci in una fase di mezzo, che alcuni di noi stanno ancora vivendo, in cui stiamo imparando a capire come funzioniamo davvero. Una fase necessaria per prepararci a un nuovo inizio, recuperando parti di noi che avevamo escluso a priori, deciso che non erano per noi, che non esistevano, che non potevamo vedere o che “andava semplicemente così”.

Per chi non ha mai ricevuto una seduta di Sacred, individuale o collettiva, e magari conosce già la modalità del ThetaHealing, sento importante ricordare una cosa: ciò che può apparire come una semplice lettura energetica, in realtà non lo è. Le tematiche che emergono sono certamente simili, per struttura, a quelle che si incontrano nelle letture energetiche in ambito Theta, ma ciò che viene presentato da ogni Anima o Sé Divino è sempre ciò che sente più urgente da portare alla luce, affinché possa essere lavorato.

Quindi, se parlo di qualcosa, è perché sicuramente è frutto di una serie di letture energetica ma è anche già stata lavorata nel Campo. E i risultati – che siano consapevolezze, trasformazioni interiori o cambiamenti concreti nel quotidiano – continuano ad amplificarsi e ad arrivare anche fino a circa 30 giorni dopo gli ultimi impulsi lavorati. Quindi vedrete che gli effetti della seduta, che inizialmente possono trattare anche solo emozioni, stati d’animo e atteggiamenti differenti, non finiscono oggi ma vanno avanti a dispiegarsi.

Investimento 26€

Il Workshop per chi vuole proseguire il lavoro cominciato con la seduta di gruppo, o per chi desidera riceverlo indipendentemente, e più nello specifico lavorare suille ferite che ancora ci impediscono di riconoscere e non escludere più nulla dalla nostra vita

IN REPLAY (verrà registrato alla fine della seduta collettiva e potrai ricevere il lavoro quando sarai più comoda)

🌿 Workshop di completamento – “Quando l’Impossibile nasce dalle Ferite”

🌟 E se ciò che cerchi non mancasse… ma fosse stato escluso?

🍃 Quante possibilità non vediamo perché abbiamo deciso che “non esistono” a causa di esperienze passate e ferite?

🌿 Quando decidiamo che qualcosa non esiste, smettiamo anche di riceverla.

🍃 Andremo a lavorare per recuperare consapevolezza e vedere oltre le ferite e quello che abbiamo deciso non può esistere per noi

Ci sono ferite che, silenziosamente, hanno deciso per noi cosa può esistere e cosa no.
Esperienze passate ci hanno fatto decretare che alcune cose “non possono accadere”, e così, senza accorgercene, ci teniamo lontani da ciò che desideriamo davvero.

Questo workshop nasce come naturale completamento della Seduta Collettiva di gennaio, ma è assolutamente possibile partecipare e ricevere tutto il lavoro energetico anche senza aver partecipato quando preferisci, per entrare in profondità su tutto ciò che è emerso sul Campo:

  • le convinzioni profonde che hanno creato limiti invisibili;

  • le dinamiche che ci portano a escludere certe possibilità;

  • le ferite che hanno stabilito cosa “non esiste” nella nostra vita;

  • i temi reali del gruppo, così da rendere il lavoro personale e collettivo allo stesso tempo.

💫 Come funziona
Il workshop sarà registrato subito dopo la seduta collettiva, così da integrare tutto ciò che è emerso e permetterti di ascoltarlo quando ti è più comodo.
È un lavoro energetico, profondo, mirato a liberare ciò che finora hai escluso dalla tua vita, aprendo spazio a possibilità, abbondanza e connessioni che forse hai dimenticato di permetterti.

Workshop accessibile in modo libero, senza un appuntamento fisso.

Perché so che ognuno ha i suoi tempi interiori. Per questo appena sarà disponibile potrai scegliere quando parteciparvi e ricevere tutto il lavoro energetico

INVESTIMENTO 26€

Se sei interessato e non ti sei ancora iscritto puoi farlo contattandomi via WhatsApp al 335 67 86740